Intervista

4 01 2012

Da quando si è conclusa la spedizione in Bhutan e abbiamo avviato la fase conclusiva di questo blog, sono subito iniziati i preparativi per nuove avventure, e per offrire sempre nuove possibilità di condivisione di queste imprese in tempo reale.

Nonostante tutto questo fermento, merita fissare ancora alcuni concetti importanti sulla Spedizione Bhutan 2011. Abbiamo ritenuto, proprio in virtù di questo, di dover intervistare colui che ci ha portato quasi per mano durante i giorni in Bhutan raccontandoci il percorso nei post di questo blog, inviando i dati sull’itinerario, facendoci sentire la sua voce e pubblicando le sue immagini. Stiamo parlando di Massimo Ziino, che abbiamo intervistato proprio mentre si stava prendendo qualche giorno di riposo.
Di seguito trascriviamo il testo integrale dell’intervista telefonica.

Massimo, adesso che siete tornati da questa esperienza in Bhutan, ci piacerebbe sapere quanto la preparazione fisica precedente alla partenza abbia influito sull’andamento della spedizione.

La preparazione fisica nei mesi precedenti alla partenza è stata utile per raggiungere un buono stato psicofisico. Questo ci ha permesso di godere al massimo di quei luoghi e delle incredibili bellezze naturali che offre il Bhutan.
Il segreto è stato “correre”. La corsa è infatti l’attività che consente di raggiungere un buon livello di allenamento nel modo più veloce, fare 80 – 90 chilometri alla settimana, includendo anche giornate di corsa in montagna, penso sia stata un’ ottima scelta.
Inoltre sono convinto dell’utilità di includere nella preparazione attività diverse, come il torrentismo o l’arrampicata. Questo permette non solo di preparasi fisicamente, ma anche di “allenare” la mente ad adattarsi ai cambiamenti per poter essere sempre pronti ad affrontare rapidamente nuove situazioni, caratteristica fondamentale nelle spedizioni come quella in Bhutan.

Abbiamo tutti seguito il vostro percorso e le vostre emozioni attraverso questo blog, cosa puoi dirci di più sulle difficoltà che avete affrontato dal punto di vista fisico e tecnico?

Certamente non è stato possibile trasmettere fino in fondo le emozioni e le senzazioni che abbiamo provato in quei 30 giorni passati tra montagne che raggiungono altezze di oltre 7000 metri, camminando lungo valli glaciali che si susseguivano una dopo l’altra, dormendo vicino a laghi nati dal ritirarsi dei ghiacciai e attraversando foreste che lasciano il passo ai rododendri prima di arrivare ai passi di alta quota.
Una delle difficoltà maggiori in spedizioni come questa è rappresentata dalle condizioni meteo. Da questo punto di vista abbiamo avuto fortuna, il tempo è stato clemente, abbiamo preso pioggia nelle valli e neve in alto, come è normale che sia sulle alte montagne Himalayane, ma non siamo rimasti mai bloccati.
Sorte differente è capitata a molte altre spedizioni di diverse nazionalità che ci seguivano a distanza di pochi giorni. Alcune di loro sono dovute ritirare o sono state addirittura evacuate con gli elicotteri. Certamente abbiamo avuto, come già detto, molta fortuna, ma a me piace pensare che anche la preparazione, la scelta dei tempi, dei materiali e del supporto logistico abbiano giocato un ruolo importante in questa “buona sorte”.
Un’altra difficoltà, che siamo riusciti ad evitare, è rappresentata dai sintomi del raffreddamento e dalle altre problematiche fisiche alle quali facilmente si può andare incontro in quegli ambienti.
Anche un semplice mal di gola può diventare un problema a quelle altitudini e creare una condizione tale da compromettere la spedizione. Infine, bisogna dire che grazie alla pianificazione del viaggio e ai giorni di acclimatamento, siamo riusciti ad evitare anche il problema del mal di montagna.
Dal punto di vista tecnico, nonostante che ogni tipo di attività fosse particolarmente pesante oltre i 3500 metri, non abbiamo avuto alcun problema di sorta.

Hai accennato all’importanza della pianificazione della vostra spedizione, alla fine quindi si è rivelata corretta? Avete mai dovuto modificare qualcosa rispetto al previsto?

La pianificazione si è rilevata un vero successo, se dovessimo ripercorrere lo stesso itinerario rifaremmo le medesime scelte. Questo è molto importante, significa aver sbagliato molto poco in fase organizzativa.
Siamo anche molto soddisfatti del lavoro svolto a livello di mappatura dell’itinerario. In questi giorni stiamo lavorando per offrire una eccellente modalità di visualizzazione del percorso, associando i dati georiferiti del navigatore con le informazioni su tempi di percorrenza, distanze e quote. Al termine di questo lavoro l’intero itinerario sarà consultabile on line attraverso un portale cartografico dedicato, unitamente alle immagini ad alcuni contributi video. Non voglio anticiparvi altro, ma siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti e dei positivi riscontri avuti già in questa prima fase di lavorazione del materiale.

Bene, quindi ci dobbiamo aspettare delle novità a breve. Puoi anticiparci alcuni dei vostri progetti futuri?

In effetti abbiamo numerosi progetti che speriamo di poter portare a termine nel 2012, assieme ai nostri partner. Una delle attività che abbiamo in cantiere è la traversata dal Dolpo alla regione del Mustang, in Nepal. La partenza è per adesso prevista nel mese di Ottobre, e al momento stiamo studiando l’itinerario nel dettaglio.
Altre spedizioni che stiamo pensando di organizzare sono la traversata delle Isole Svalbard con gli sci in autosufficienza, un incredibile trekking tra i vulcani dell’Islanda… ma non voglio sbilanciarmi più di tanto, l’organizzazione di spedizioni come queste prevede richiede tempi lunghi, quindi per ora possiamo solo dire che ci stiamo lavorando duramente.
In tutto questo non si deve dimenticare che uno dei nostri obiettivi è quello di realizzare materiale video e fotografico di ottima qualità, e visti i contesti dove abbiamo operato e intendiamo operare, ciò implica un importante impegno: prima durante e dopo le spedizioni.
Infine, come vi ho già accennato, uno dei nostri obiettivi è quello di riuscire a presentare i percorsi e i materiali multimediali con nuove e interessanti modalità.

Per concludere, vorremo una tua impressione personale su questo “ultimo regno Himalayano” che vi siete lasciati alle spalle.

Il Bhutan è certamente un paese dalle bellezze naturalistiche indiscutibili e con un bagaglio storico culturale di spessore, ma in ugual misura si sta trasformando velocemente e purtroppo, come spesso accade quando un paese si sviluppa, il territorio viene messo per certi aspetti in secondo piano, con il rischio di snaturare proprio quella ricchezza dovuta alle radici storiche e alle tradizioni secolari.
La modernizzazione e la tecnologia sta arrivando in questi luoghi come un fiume in piena, e questa velocissima evoluzione produce un forte impatto, basti pensare alle enormi problematiche che un corretto smaltimento dei rifiuti (sostanze plastiche e altri materiali non degradabili) comporta negli insediamenti abitati vicini ai 5000 metri. In certi momenti abbiamo avuto quasi l’impressione che la perfetta simbiosi tra uomo e territorio, visibile nettamente appena dieci anni fa, stia andando rapidamente deteriorandosi.
Sotto questo aspetto sono rimasto molto colpito dalla presenza di numerosi ripetitori per la telefonia mobile in villaggi sperduti ai piedi delle vette più alte. Non voglio certamente negare uno sviluppo a questo territorio, ma non posso neanche nascondere che osservando con occhio attento si abbia l’impressione di uno sviluppo sbilanciato e non in armonia con il contesto storico territoriale.

Ringraziamo massimo per il suo importante contributo, a presto per la pubblicazione della relazione finale sulla spedizione.


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7 01 2015
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Intervista | Bhutan 2011

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