Nel nostro paese è un problema molto conosciuto, e l’ultimo esempio lo abbiamo avuto dopo il sisma che ha colpito l’aquilano. Parliamo di beni culturali che qui in Italia non di rado coincidono con gli edifici di culto.
Come abbiamo già avuto occasione di raccontarvi, i luoghi che hanno ospitato la nostra spedizione sono stati colpiti, poco prima del nostro arrivo, da un fortissimo sisma.
Proprio durante una delle tappe del nostro viaggio, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi e documentare i danni che questo sisma ha prodotto al patrimonio artistico e culturale di questa terra. Nello specifico, ci riferiamo allo Dzong di Lingshi.
Questo edificio, luogo di culto e di spiritualità, rappresenta il crocevia religioso e politico di una comunità, ed è stato seriamente danneggiato dal sisma del 18 settembre 2011. Un luogo che ha subito ferite profonde, difficili da rimarginare in questo angolo poverissimo del pianeta dove ogni cosa accade solo grazie al durissimo lavoro delle popolazioni che con caparbietà abitano e questi luoghi, meravigliosi quanto duri e inospitali.
Per assurdo sono proprio le ferite dello Dzong, immortalate nelle nostre fotografie, a parlarci della durezza di questi luoghi e della vulnerabilità ai movimenti tellurici che generazione dopo generazione rimane immutata. Questa è la storia di una lotta impari tra gli uomini delle montagne e le incontenibili forze della terra, ogni volta che la terra trema gli edifici vengono ricostruiti cosi come li vediamo nei nostri scatti, con materiali poveri e pietre che non si incastrano alla perfezione a causa dei loro profili stondati.
Senza entrare in merito alle valutazioni sulla vulnerabilità degli edifici o alle carenze strutturali delle costruzioni in questo angolo del mondo, la nostra vuole esse una testimonianza delle ferite di un luogo sacro, del perenne confronto tra l’uomo e la natura e della forza con la quale un popolo difende il proprio spazio vitale.
(Foto di Massimo Ziino realizzate con Canon EOS 5D Mark II)






























